da: New Age & New Sounds - Luglio 2006 (testo di Lauro Tamburi - intervista di Sergio d'Alesio)
 


TITO RINESI è una scoperta dello staff della nostra rivista: il suo primo brano da solista apparso in un album a distribuzione nazionale era marchiato Les Folies, etichetta discografica che, nel 1988, fece da culla a questo giornale. E da allora le sue composizioni hanno spesso punteggiato i nostri CD...

I pionieri, i trasvolatori oceanici, i Lord Jim, oggi difficilmente trovano una collocazione nell'Olimpo della fama. Men che meno del successo. Quel che lì alligna è spesso la tavola imbandita dei portaborse e, peggio, del­la loro variante brigantesca, i fuorilegge. Ma qualche "giocatore d'azzardo" del suono, che si ostina - con un machete fatto di strumenti inusuali alla mano - ad aprirsi dei sentieri in mezzo alla giungla dei suoni conosciuti e reiterati e remestati e riassemblati ogni tanto appare. E scompare. Esploratore di terre dove non abiterà nessuno. Di suoni che non saranno nell'orecchio delle mol­titudini e nemmeno dei tanti, non si sa e non interessa indagare il perché. Ma di suoni che quando ci raggiun­gono ci rendono falange armata - di positive intenzioni - ai suoi voleri.
Uno di questi "eroi" ce lo culliamo da tempo sulle nostre pagine e nei nostri CD. Si chiama Tito Rinesi e suona dal­le tastiere alle chitarre, agli strumenti etnici a plettro, come il bouzouki, il saz, e il baglamas; canta in vari stili, da quello classico occidentale a quelli indiani khyal e dhrupad. Ha frequentato i suoni dell'India con Vijay Kichlu, la musica turca con Cinucen Tanrikorur, il canto con gli armonici con David Hykes e la musica elettronica con Luca Spagnoletti. Oltre trenta sono i dischi in cui ha sviluppato un percorso che intreccia la new age alla world, allargando orizzonti troppo spesso chiusi da medievali museruole e dimenticando sempre il diktat "cosa si aspetta il pubblico dalla musica". Musicista di cui potrebbero cantare le gesta un Melville o un Faulkner, è un Kurtz dei suoni, assolutamente da scovare prima di sopportare la sindrome finale di Beethoven, perché è capace di proporre con linguaggio "nuovo" e tutt'altro che "ostico" (quelli dell’“inascoltabile" sono altri personaggi eccellenti della stirpe dei parassiti di cui sopra ) suoni "spirituali" senza che quasi nessuno se ne accorga. Il che è segno certo di uno spirito grande.

"In questi giorni sto curando l'assemblaggio dì una mia antologia. Si intitola Ethnosphere ed è una sorta di best della mia carriera di ricercatore sonoro in campo world. Propone un incontro con ogni forma culturale del pianeta. Con un approccio colmo di rispetto. Il novanta per cento dei brani sono stati remixati rispetto agli originali, con tecnologie molto sofisticate e l'o­perazione è arricchita da tre brani nuovi. In precedenza non avevo mai composto musica ispirata al mondo indio-ispanico dell'America Centrale. Qui ci sono due tracks arricchite dal suono della chitarra, del charango, della tromba e della classica sezione di fiati sudameri­cana che caratterizza le atmosfere gioiose del folclore popolare. La title-track è polietnica e assembla stru­menti di tutto il mondo."

Le sue sonorizzazioni interagiscono con varie dimensioni culturali del mondo televisivo...
"Ho composto molte musiche strumentali per programmi della Rai come "Geo & Geo", “Turisti per caso”, “Overland”, “Ulisse”, “Gaia”  e "La Grande Storia". Questi ultimi brani si manifestano per mezzo di un linguaggio orchestrale classico, per sottolineare la drammaticità delle immagini a bianco e nero, molto spesso riguardanti la seconda guerra mondiale.
Ho seguito questo metro anche per sonorizzare otto DVD allegati al quotidiano "L'Unità" dedicati ai tabù storici del No­vecento, e appena pubblicati. Un altro degli ultimi progetti cui ho par­tecipato è stato un DVD dedicato a Pierpaolo Pasolini. Ero affascinato dall'idea di poter ripercorrere le sue parole, i suoi progetti e le sue visioni profetiche. È impressionante cosa riusciva a dire trent'anni fa... Il commento sonoro di questo progetto della Rai con la regia di Igor Skofic è sta­to affidato alla Banda Osiris, e io ho contribuito a sono­rizzare 15 minuti di un documento inedito di Pasolini sul­l'India. In studio ho creato un drop di percussioni e di shenai, uno strumento a fiato asiatico."

Il suo interesse per la musica etnica non è insensibile alle problematiche che investono il rapporto tra nord e sud del mondo...
"Bisogna assolutamente evitare di montare l'opinione pubblica mondiale ed evitare uno scontro fra le culture. In tempi di globalizzazione l'odio, il razzismo e il caos possono coinvolgere tutti gli aspetti della vita, dall'economia alla religione, fino alla guerra. Se com­primiamo i Paesi in via di sviluppo tutto il mondo occidentale sarà inevitabilmente destinato a essere invaso dagli ex­tracomunitari. Occorrerebbe un aiuto globale in loco, aiuto che mal sì raccorda con la tendenza mostrata dall'economia impazzita di questi ultimi anni. Bisogna ricordarsi che, per statuto, le multinazionali devono ottenere dei profitti per i loro azionisti, ad ogni costo. Questa tendenza regala una visione ter­ribile per il futuro, e grandi rischi per l'umanità. La cultura, e soprat­tutto un'informazione corretta, sono alla base di tutto, con l'ovvia responsabilità di politici, di giornalisti, scrittori e anche degli artisti."

Negli ultimi anni ha pubblicato due nuovi capitoli sonori dedicati alla Grecia e alla Cina...
"La musica di Greece esprime il calore gioioso di un po­polo mediterraneo che ama cantare e ballare, e so­prattutto partecipare e condividere la cultura tradi­zionale e ì suoni delle radici. Durante le registrazioni,ho suonato il saz, il bouzouki eil baglamas. Quest'ulti­mo è uno strumento particolare, poco conosciuto, più piccolo del bouzouki edel nostro mandolino, facilmente trasportabile, da cui i cantori del­la rebetika, la musica greca per antonomasia, non si separavano mai, neppure in prigione, dove venivano relegati perché la loro musica era illegale. Nel 2005 ho poi registrato un CD dedicato alla Cina, dove l'antico e il tradizionale convivono con il moderno e l'elettronica. È una sorta di viaggio millenario, che parte dai suoni tra­dizionali dell'arpa cinese, del guzhen (un salterio a corde) e del flauto dizu, per arrivare, nella seconda parte, ai suoni antichi che interagiscono con elementi elettronici e con una ritmica ossessiva."

C'è qualcosa di suo anche in Internet?
"Sì, certo, a cominciare dalle mie home-pages (titorinesi.it e titorinesi.com). In particolare poi, da pochi giorni, ci sono due brani sul sito del­la Real World di Peter Gabriel, che ha messo a dispo­sizione dei viaggiatori telematici alcuni pacchetti di samples. Nel primo brano ho riadattato il suono pakistano del kawali, la musica islamica devozionale, che ha forti legami con quella indiana. La stessa, per capirci, che suo­nava Nusrat Fateh Ali Khan. Nel secondo brano ho re-mixato il famoso brano di Peter Gabriel chiamato “Shock the monkey”. Ambedue i brani sono piaciuti molto alla casa discografica inglese e ora sono sul web (LINK). Ho firmato i due brani con lo pseudonimo Ashugh, un antico termine che indica il trovato­re che girava le corti dell'Armenia e della Georgia raccontando storie meravigliose ai principi, ai soldati e al popolo radunato nelle piazze o nei mercati."

Ci può parlare del significato e dell'interazione strumentale di "Waterworld", la track inclusa nel nostro sampler?
"Il brano introduce alle inusuali e profonde atmosfere sottomarine. Un mondo a tutt'oggi per larga parte inesplorato. Per certi versi può essere interpretato come un'immersione nel subconscio e nel prenatale. L'ispirazione è nata dalla dimensione del silenzio più assoluto che regna nei bui fondali oceanici. È una suggestione sonora di stupore e di meraviglia, che può essere un aiu­to a ritrovare il proprio silenzio interiore e che fa viaggiare la fantasia. Non a caso "Waterworld" è la mia track preferita di Mother Nature, un album che sviluppa il tema centrale dell'amore e del rispetto per il mondo della natura. Il brano sovrappone il suono dell'arpa, delle campanelle e dei cymbalalle voci delle balene e dei delfini e agli effetti dì sei differenti synth "in movimento" che rievocano il flusso continuo delle maree."